Castello Piccolomini

Il sito su cui sorge il castello è da identificare con il luogo, sul colle di san Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l’assedio del 1223. Tali fortificazioni erano quasi certamente soltanto opere in legno e terra battuta, tuttavia segnarono l’inizio di quello che sarebbe stato una solida fortificazione in posizione dominante sul lago del Fucino nei secoli successivi.

( Panoramica del Castello Piccolomini )

L’architettura del Castello è una felice sintesi di elementi medioevali e rinascimentali. La cinta muraria ed il rivellino sul lato sud-est pongono in evidenza la sua funzionalità difensiva: le mura di cinta sono interrotte da undici torri a scudo e cinque rotonde; un ponte levatoio permette di attraversare un fossato asciutto ed accedere al Castello tramite un doppio ingresso, di cui uno sormontato da una caditoia.

L’edificio centrale ha pianta regolare, rettangolare con quattro torri quadrate agli angoli, con merlatura ghibellina, che proteggono un cortile con pozzo nel mezzo, una volta architravato, per la raccolta delle acque piovane. All’esterno delle quattro torri un giro di ronda anch’esso merlato consentiva alle guardie il controllo di ogni lato delle mura. Tuttavia la esigua sporgenza delle torri dal profilo dell’edificio, che non consente un adeguato tiro di fiancheggiamento, lascia intendere che, con l’Acclozamora, l’antica funzione difensiva della fortezza, si è affievolita rispetto a quella di prestigiosa dimora signorile.

Il perimetro del cortile risulta impreziosito da un porticato di carattere tipicamente rinascimentale su due piani, di cui quello inferiore con archi a ogiva sorretto da ampi pilastri colonniformi, e quello superiore con doppio numero di archi a tutto sesto con colonne più piccole . Il portico articolato su tutti e quattro i lati, non ha eguali nella regione e “va considerato tra i primari esempi italiani del genere” (Perogalli).

Gli interni si presentano scarni essendo andati perduti con il terremoto i pregevoli affreschi delle volte, descritti da alcuni autori dell’Ottocento.

( Ponte levatoio del Castello )

( Torri con merlatura ghibellina del Castello )

La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro Berardi, conte di Celano, ma già in precedenza, negli anni tra il 1356 e il 1380, suo nonno e poi suo padre avevano provveduto a fortificare il Colle di san Flaviano erigendo un sistema di mura con torrette rettangolari “a scudo” e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. Pietro di Celano, dunque costruì il solo piano primo con le torri quadrangolari agli angoli, fino al marcapiano, integrando la torre-mastio sull’angolo nord-est. Egli, altresì edificò il cortile interno alle mura dotandolo del loggiato con arcature a sesto acuto ancora visibile.

( Cortile interno con porticato a due piani )

( Pozzo del cortile interno )

( Secondo piano del porticato sul cortile interno )

Nel 1451, Leonello Acclozamora duca di Bari, una volta divenuto conte di Celano (a seguito delle nozze con Jacovella da Celano), proseguì l’opera del predecessore, sia integrando il recinto esterno con due grandi torrioni angolari semicilindrici sul versante nord-est e un rivelino triangolare con largo torrione angolare cilindrico verso la cittadella, sia erigendo il piano nobile del castello vero e proprio con il cammino di ronda e le quattro torri d’angolo fino all’altezza attuale. Lionello inoltre si occupò di fortificare le mura del recinto aumentandone lo spessore per poter resistere alle micidiali bombarde a polvere da sparo che erano state inventate in quegli anni.

( Vista del Castello da Ovest )

( Vista del Castello dalla Serra di Celano )

Nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II, fu investito della Contea di Celano da Ferrante d’Aragona. Egli riprese la costruzione del castello apportando aggiunte e decorazioni architettoniche che trasformarono il maniero in palazzo residenziale fortificato. In particolare, fa completare il secondo piano del loggiato interno dotandolo di arcate a sesto acuto decorate nei capitelli dai simboli araldici della famiglia: la croce e la mezzaluna. Fa inoltre aprire delle finestre architravate in stile rinascimentale così come fa realizzare diverse loggette pensili appoggiate su beccatelli e ancora visibili. Interventi strutturali realizza, invece, sui bastioni del recinto dove fa costruire due torri cilindriche fortemente scarpate che inglobano le vecchie torri a “ferro di cavallo” ed amplia la stessa cinta muraria proprio in prossimità delle torri per aumentare la difesa degli ingressi dotandoli di antiporta.

( Cammino di ronda del Castello )

( Cinta muraria del Castello )

Nel 1591 Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V, acquistò la contea dai Piccolomini. Nel 1608 Michele Peretti fa aprire sul mastio alcune finestre con architrave semplice. Nel 1647 il castello fu coinvolto nella rivolta di Masaniello occupato dai rivoltosi capitanati dal barone Antonio Quinzi de l’Aquila e sostenendo un lungo assedio ad opera delle truppe reali.

Il feudo passò successivamente a Bernardino Savelli, e successivamente a Livia Cesarini che lo trasmise ai duchi Sforza Cesarini e successivamente agli Sforza Cabrera Bodavilla. Sono di questo periodo le tamponature settecentesche create per consolidare il loggiato superiore dopo i terremoti del 1695, 1706 e 1780. Al piano terra alcuni ambienti vengono utilizzati per creare la prigione feudale.

Nel 1892 la proprietà è del Marchese Orazio Arezzo da Celano e successivamente della famiglia Dragonetti dell’Aquila. Nello stesso anno l’angolo ovest diventa sede provvisoria del carcere mandamentale, mentre nel 1893 diviene monumento nazionale sottoposto alla tutela delle Belle Arti del nuovo Regno d’Italia.

( Scorcio del Castello )

( Prospetto principale del Castello )

Durante il disastroso terremoto del 1915 che si abbatté sulla Marsica, il castello risultò gravemente danneggiato riportando il crollo del loggiato nel cortile, di alcune volte, di tutti i solai, del cammino di ronda e di tutte le loggette. Si formarono altresì gravi lesioni sulle torri angolari, una delle quali, quella di sud-est, crollò dimezzando la sua altezza.

Gli interventi di restauro iniziarono solo 25 anni dopo il sisma, nel 1940, a seguito dell’esproprio da parte dello Stato nel 1938, ma furono subito interrotti per cause belliche (Seconda guerra mondiale) e ultimati nel 1960, applicando la nuova normativa antismica vigente all’epoca.

A seguito del restauro che è stato realizzato ricostruendo fedelmente l’antica struttura, grazie all’abbondante repertorio fotografico, oggi il castello assume l’aspetto maestoso di un tempo.

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Museo d’Arte Sacra della Marsica

( Ingresso del Museo d’Arte Sacra della Marsica )

( Porta in legno dalla Chiesa di Santa Matia in Cellis a Carsoli )

Attualmente il Castello Piccolomini è sede di Uffici Periferici della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, dal 1992 è sede del Museo della Marsica. Inoltre l’edificio dispone di ambienti nei quali periodicamente vengono allestite mostre d’arte, organizzati convegni e manifestazioni di ogni genere rappresentando così un punto di riferimento per l’attività culturale della Marsica.

Il Museo è situato nel piano nobile, in 12 stanze articolate in varie sezioni: scultura, pittura, oreficeria e paramenti sacri. Di notevole pregio le ante lignee del XII secolo provenienti dalla Chiesa di S. Maria in Cellis di Carsoli e dalla Chiesa di S. Pietro in Alba Fucens; il trittico di Alba Fucens (XIV sec.), prezioso lavoro di pittura, scultura ed oreficeria; lo splendido dipinto del XV secolo raffigurante “ La Vergine ”, realizzato da Andrea De Litio; la Croce Orsini , datata 1334; la stauroteca del XIII secolo, prezioso esempio di arte bizantina.

( Reperti Pittorici del Museo d’Arte Sacra della Marsica )

( Reperti Scultorei del Museo d’Arte Sacra della Marsica )

( Reperti Lapidei del Museo d’Arte Sacra della Marsica )

La Collezione Torlonia, acquistata dallo Stato nel 1994, consta di 184 oggetti e 344 monete di bronzo romane; tutte le opere in esposizione vennero alla luce nell’area del Fucino durante il prosciugamento del lago nella seconda metà del 1800, ad opera di Alessandro Torlonia.

I pezzi più preziosi della Collezione sono senza dubbio la Testa di Afrodite (III-II sec. a. C.), uno dei più raffinati esempi scultorei rinvenuti nel territorio abruzzese e i Rilievi in pietra calcarea (II sec. d.C.), vere e proprie cartoline dell’epoca, raffiguranti uno specchio d’acqua con due gruppi di operai intenti al prosciugamento delle acque e una veduta di città e del suo territorio.

Inoltre, all’interno della struttura museale, che vanta un alto indice di affluenza, vengono ospitate esposizioni temporanee e manifestazioni culturali e sono attivi servizi educativi destinati a fasce di pubblico diversificate, con programmi opportunamente predisposti.

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