Se l’Abruzzo è la Regione Verde d’Europa, la Marsica è il centro di quel Sistema di Parchi e aree protette che rendono unico e affascinante questo territorio. Gran parte del comprensorio marsicano è sottoposta a vincolo ambientale del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino di cui il territorio di Celano fa’ parte.

( Parco Naturale Regionale Sirente-Velino )

Il gruppo Sirente-Velino costituisce una sorta di cerniera attraverso cui passano i flussi faunistici tra le diverse aree dell’Appennino. Ha una importanza topografica strategica, in quanto costituisce un imprescindibile raccordo tra i monti del Reatino, i Simbruini settentrionali, l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (a sud-est) e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (a nord).

I due massicci denotano diversità e somiglianze sia per la vegetazione che riveste le loro pendici sia con riferimento alle loro origini. Pur essendo separati dall’Altopiano delle Rocche, un sistema di altopiani a quota variabile tra i 1300 e i 1600 m di origine carsica che si sviluppa per circa 20 km di lunghezza in direzione nord-ovest sud-est fra la frazione di Rovere sul suddetto altopiano fino al passo di Forca Caruso, i due gruppi possono essere considerati unitariamente sia in riferimento alla stessa origine geologica e tettonica.

Il gruppo del Velino si presenta in gran parte privo di vegetazione appariscente e con un predominio di aree semidesertiche, mentre la catena del Sirente (ad esclusione di alcune zone a sud e di vetta) ospita estese e rigogliose formazioni vegetali.

( Mappa del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino )

Il massiccio del Velino, posto nella parte occidentale dell’area Parco, è uno dei più imponenti ed estesi dell’Appennino Centrale. La tormentata e complessa struttura orografica che lo distingue determina una grande varietà di microclimi e di ambienti: ne risulta una ricchezza biologica di grande rilievo, con una ventina di comunità vegetali ben distinte, comprese nelle quattro fasce altitudinali che si succedono dai piedi del massiccio (m 1.000 circa), sino alla sua cima (2.486 m); in tale ambito si contano circa 600 specie vegetali e 190 specie di vertebrati, regolarmente censite sinora.

Da una quota minima di 987 m (Bocca di Teve), il massiccio del Velino si innalza sino a cime che superano i 2.000 metri di altitudine, come quello del Monte Velino (2.487 m), che è la terza vetta dell’Appennino, del Monte Cafornia (2.424 m), del Monte di Sevice (2.331 m), del Monte Rozza (2.064 m).

La natura geologica del massiccio è caratterizzata dai calcari organogeni del Cretaceo, molto compatti e permeabili; solo alcuni pianori di alta quota sono costituiti da formazioni marnose, meno permeabili e con pedogenesi più veloce.

Il Velino dà la possibilità di osservare una grande varietà di fenomeni geomorfologici. Imponenti manifestazioni del glacialismo quaternario sono quelle della Valle Maielama e della Val di Teve, due grandi valli glaciali con sezione ad U, lunghe fino a 5 km e profondamente incassate tra alte pareti a precipizio. Esse presentano frequenti segni lasciati dai ghiacciai che le hanno formate: soglie glaciali, accumuli morenici, massi erratici, rocce montonate, valli sospese (tra le quali la più grande è quella della Genzana che confluisce nella Valle Maielama).

( Il massiccio del Velino )

Il Sirente, ubicato nella porzione centro orientale del Parco, si presenta come una dorsale lunga una ventina di chilometri orientata verso NO/SE da Rovere (1.413 m) a Forca Caruso (1.107 m); essa si caratterizza con il susseguirsi di varie cime come Colle di Mandra Murata (1.949 m), Punta Macerola (2.258 m), Monte Sirente (2.348 m) la cima culminante, Monte di Canale (2.207 m), Monte S. Nicola (2.012 m). Le Gole di Celano e la Val d’Arano separano la dorsale minore della Serra di Celano da quella maggiore del Sirente.

Visto nel suo insieme, il Sirente presenta una difformità dei suoi versanti. Quello esposto a SO ha aspetto dolce e debolmente ondulato con discontinui affioramenti rocciosi e degrada verso la Piana del Fucino. Il versante di NE è invece di natura rocciosa con pareti precipiti e incoerenti, ricche di profonde incisioni; molte di queste, come per esempio il canalone Maiori e la Valle Lupara, sono state determinate dall’azione dei ghiacci dell’ultima glaciazione pleistocenica che, come il Velino, interessò anche il Sirente sia pur marginalmente.

La natura geologica del massiccio del Sirente non differisce da quella del Velino. Nel versante NE affiorano i calcari organogeni del Cretaceo che furono successivamente modellati in parte dal glacialismo quaternario. Il versante SO dolce ed erboso, espone formazioni marmoso-calcaree. Diffusi su tutto il massiccio i fenomeni carsici che si manifestano con le classiche forme epigee, come doline, karren, polje (per esempio i Piani di Pezza) e con quelle ipogee, come grotte, meati, inghiottitoi.

( Il massiccio del Sirente )

La Serra di Celano si trova a sud-ovest rispetto al massiccio del Sirente.

La punta principale è a sud (1.924 m) e sovrasta l’abitato di Celano sviluppandosi in direzione est-ovest, il crinale volge poi verso nord a formare la Serra dei Curti. Con ripidi versanti che permettono di guadagnare quota molto velocemente, la Serra di Celano, è molto panoramico e può essere salito da più versanti.

Da Celano è possibile arrivare in vetta per il sentiero che inizia dalla Chiesetta degli Alpini, posta a circa 1000 m di altitudine. Il dislivello non è elevato (circa 900 m ) e il percorso non presenta difficoltà particolari: il sentiero viene chiamato “le catene” e i grandini intagliati nella roccia “le scalelle”.

Da ricordare anche l’affresco rupestre raffigurante S. Giorgio poco prima di raggiungere il piano di San Vittorino e la grotta scavata nella roccia sotto la vetta (Bivacco Achille) dove è possibile ripararsi.

( Serra di Celano, cresta Ovest vista dalla cima Orientale )

( Serra di Celano, canale Nord )

( Serra di Celano dal Rifugio La Serra )

Tra i rilievi della Serra dei Curti e la Serra di Celano ad Ovest, ed il Monte Etra e il Monte Savina ad Est, si estende lo spettacolare Canyon delle Gole di Celano che si estende dalla Valle d’Arano di Ovindoli fino a Celano.

Raro esempio di canyon in Italia, scavato dall’erosione fluviale, è un luogo altamente suggestivo dove ci si può addentrare a piedi in un autentico percorso delle meraviglie che permette di apprezzare un ambiente fuori dall’ordinario.

Chiusa tra due pareti rocciose, che nel punto più alto raggiungono 190 metri d’altezza e 3 metri li larghezza, la cosiddetta traversata delle Gole di Celano, oggi è meta gradita a molti appassionati di montagna italiani e stranieri e rendono le Gole di Celano il canyon più noto e frequentato dell’Appennino Centrale.

( Piazzale delle Gole di Celano )

( Torrente La Foce nelle Gole di Celano )

( Ruderi antichi presso le Gole di Celano )

( Ingresso delle Gole di Celano )

Le Gole di Celano, hanno inizio in località Bocca di Castelluccio in territorio comunale di Aielli. Sono percorse per 4 km dal torrente La Foce e per questo erano note nel medioevo con il nome di “Fauces”.

La parte bassa, verso Celano, è caratterizzata da un percorso più angusto ed impervio, mentre verso i Piani d’Arano il paesaggio è caratterizzato da versanti boscosi e ripide balze rocciose.

Il fondo delle gole è occupato dal greto sassoso del fiume, particolarmente ricco durante il periodo primaverile delle acque che raccoglie dai versanti circostanti e dalla Fonte degli Innamorati, splendida cascata a quota 1.030 metri che si può raggiungere tramite un’insenatura nei pressi della pineta, quasi in fondo al percorso.

Si tratta di un percorso facile, ma da fare ovviamente quando le gole sono asciutte e cioè non dopo grandi piogge o nel periodo primaverile. Il copioso ruscello alimenta alle sue sponde una vegetazione particolarmente suggestiva e tipica. Alcuni esemplari di Faggio o Salice, ad esempio, crescono in posizione aerea su rocce più che verticali. Inoltre esiste anche la possibilità di incontri con numerose specie di animali che frequentano il vallone per il suo ruscello.

Tra le specie faunistiche che risiedono in questi luoghi impervi sono da segnalare l’aquila reale, il gufo reale, il falco pellegrino e la rondine montana.

( Percorso nelle Gole di Celano )

( Scorcio delle Gole di Celano )

( Fonte degli Innamorati )

Dalla Fonte degli Innamorati, volendo, si può proseguire verso la suggestiva Val d’Arano fino al margine meridionale dell’altipiano di Ovindoli (1.30 ore circa di cammino per raggiungere Ovindoli), oppure si prende un sentiero che si diparte dalle Gole di Celano e conduce ai resti dell’Eremo di San Marco alla Foce, un romitorio immerso nel verde a quota 1.160 m, di cui è visibile l’abside ricavata nella roccia. Il luogo di culto era retto dai monaci celestini, i quali verso la fine del 1300 si spostarono nell’edificio Don Minozzi e nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Celano, donati all’ordine religioso dal conte di Celano.

( Ingresso dell’Eremo di San Marco alla Foce )

( Mura di sostegno dell’Eremo di San Marco alla Foce )

L’area del Parco si presenta notevolmente diversificata per orografia del territorio e per tipologia di ambienti presenti che ospitano una ampia varietà di specie vegetali ed animali.

L’ampio intervallo altitudinale, le notevoli differenze tra versanti a diversa esposizione, la morfologia segnata da canyon, da altopiani, da valloni, da rupi e ghiaioni determinano una notevole diversità di ambienti caratterizzati da una ampia varietà di formazioni vegetali e di specie faunistiche che rappresentano nel loro insieme uno spaccato della biodiversità dell’ecosistema dell’Appennino Centrale.

Entro tale varietà di habitat e paesaggi si possono inoltre individuare luoghi selvaggi ed impervi, con ampie foreste e formazioni rupestri ancora oggi popolati da orsi marsicani lupi appenninici ed aquile reali, che si affiancano ad aree dove la storica presenza dell’uomo è testimoniata da antichi insediamenti e da centri storici ben conservati.

La flora è così vasta che si possono trovare specie nordiche come il trifoglio montano o altre entità portate dai botanici. A primavera fioriscono i narcisi, i gigli martagoni e le genziane. La natura montuosa dell’ambiente condiziona la fauna, ma non ne impedisce la ricchezza. Il parco ospita lupi, aquile, linci ed orsi. Tra le specie più rare troviamo il corvo imperiale e il grifone reintrodotti su questi monti grazie ad appositi programmi operati dall’uomo.

( Narciso )

( Grifone )

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