E’ finito il tempo in cui chi ti incontrava per strada con lo zaino in spalla ti salutava con un sorrisino ironico, come a dire “ma dove credete di andare?”. Già perché i primi fra noi a frequentare le montagne per piacere e non per lavoro, erano considerati a metà tra folli e fannulloni, o forse entrambe le cose insieme.
 

Posa in opera della croce sul Monte Tino (q. 1923) - settembre 1978
 
Era lontana l’idea che l’essere umano non è fatto solo di lavoro, famiglia, calcio e partite a tresette al bar… che l’amino umano possa aver bisogno del contatto con gli elementi naturali primordiali per ritrovare la sua ragion d’essere. Ed allora quelli che uscivano, scarponi a piedi la domenica di buon mattino, lo facevano quasi di nascosto e quasi con vergogna… ma lo facevano ed hanno continuato a farlo per oltre trent’anni.
 

Posa in opera della croce sul Monte Tino (q. 1923) - settembre 1978
(da sx: Liberatore Francesco, Pecorabianca Vittorio, Contestabile S.Vincenzo, Barbati Donato, Massaro Carlo)
 
Le cose lentamente stanno cambiando ed oggi l’uscita domenicale è vissuta da tutti, con soddisfazione se non addirittura con vanto.
A quelli che hanno sentito il bisogno di andare e ci hanno tramandato il gusto di sentirsi incastonati nella natura, va il nostro ringraziamento e la promessa che non smetteremo mai di divulgare ad altri i valori della montagna.