La Storia
Il Nome probabilmente derivante da un “vicus Caelanus” dal nome personale Caelus. Ma le ipotesi sono numerose. Sulla storia della Celano medievale vi è stata finora, e vi è ancora, grande confusione. Pertanto, se si vuol tracciare un profilo storico abbastanza credibile di Celano e della sua contea, occorre partire non prima dell'XI-XII secolo. L'assedio, la conquista e la distruzione di Celano nel 1223 per opera dello stesso Federico II e la quasi contemporanea venuta di S. Francesco in Celano, sono ormai divenuti due dei motivi dominanti della storiografia medievale, così come l'immediata deportazione dei Celanesi in Sicilia e a Malta e il loro ritorno in patria, nel 1227, per intercessione di papa Onorio III. Celano — dicono i cronisti — dicono i cronisti — viene ricostruita piú in basso rispetto alla posizione precedente; il suo nuovo nome, per volere dell'imperatore, è Cesaria, un nome che tuttavia dura poco, perché giá nel 1247 papa Innocenzo IV, restituendo al conte di Celano e Molise i beni usurpati dall'imperatore Federico, consente alla Città di riprendere il suo primitivo nome.
Celano in una rappresentazione di Edgar Lear a metà dell’800
Nel 1269 ha inizio la costruzione del primo castello di Celano, che, nella struttura originaria, rassomiglia a una vera e propria «cittadella». Tale costruzione, abbandonata poi perché non sufficientemente adatta alla difesa, verrà sostituita, nel XIV secolo, da un'altra più a monte, il cui completamento sarà effettuato nel 1451 da Leonello Acclozamora.
L'Ottocento è il secolo delle trasformazioni politiche e sociali (caduta del feudalesimo, decadenza delle grandi famiglie nobiliari, sviluppo della borghesia) e della Carboneria (in Celano operano, nel primo '800, due «vendite» carbonare, ciascuna composta di ben 250 iscritti: Li Liberi Marsi, guidata da Giampiero Tabassi, e Li Cliternini Generosi, con a capo Francesco Tabassi). Inoltre, l'Ottocento è anche il secolo del nuovo assetto amministrativo e giurisdizionale (riduzione dei centri abitati facenti parte del territorio celanese, creazione di un Comune unico con Paterno nel 1811, distacco da Celano di S. Jona e S. Potito che vengono aggregati al comune di Ovindoli, perdita del ruolo centrale che Celano aveva avuto sinora nella Marsica, ruolo che rapidamente passa al centro ormai emergente di Avezzano).
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Veduta nord-ovest del castello di Celano
prima del terremoto del 1915
| Veduta sud del castello di Celano
I danni del terremoto del 1915 |
Il Novecento, infine, è caratterizzato non solo e non tanto dal terremoto del 1915 (che in Celano miete 1118 vittime) e dalle due guerre mondiali, quanto da avvenimenti di minore importanza, la cui risonanza però è tale da portare Celano agli onori della cronaca nazionale: la sanguinosa lotta con Ovindoli per il possesso della montagna d'Arano (anno 1920); il feroce linciaggio di Francesco Tomei, detto «je Pelúse» (anno 1923), avendo costui osato rubare le urne dei Santi Martiri; infine, lo scontro fra braccianti e forze di polizia nella piazza di Celano il 30 aprile 1950, passato alla storia con il nome di «eccidio di Celano», che rappresenta uno dei momenti culminanti della lunga lotta dei braccianti per la cacciata di Torlonia dal Fucino e per l'attuazione della riforma agraria. Dal punto di vista amministrativo, pur avendo perso Paterno (che, prima degli anni '60, è stato aggregato ad Avezzano), Celano vede nascere due borgate o frazioni, «Borgo Ottomila» e «Borgo Strada 14», oltre a uno Zuccherificio, che rappresenta l'opera di maggior rilievo tra quelle realizzate nella Marsica del dopoguerra.

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| Piazza IV Novembre con, sullo sfondo, il M.Tino | Il Campanile della Chiesa di S.Giovanni Battista |