Il senso:


Noi del Club Alpino Italiano consideriamo la mountain-bike nel senso letterale del termine: “bici da montagna”, uno strumento per fare escursionismo. Era proprio necessario che il CAI sposasse la bicicletta?

La maggior parte di chi organizza attività in mtb si rivolge ad un pubblico di sportivi e di agonisti, invoglia alla velocità, a sfruttare la pendici naturali come terreno di divertimento fine a se stesso. Un impiego riduttivo del mezzo, che genera conflitti tra i vari frequentatori e non solo. Muoversi nell’ambiente come se fosse un campo di gara è sempre sbagliato. Purtroppo, vediamo con preoccupazione sorgere atteggiamenti che non vorremmo portassero ad adottare norme restrittive anche nei confronti delle biciclette: vi sono già minacciosi segnali e spiacevoli precedenti.

Ecco allora la necessità di offrire un’alternativa, l’esigenza di proporre un modo diverso di utilizzare la MTB. Con il medesimo spirito che anima ogni attività CAI, con la cultura e l’esperienza più che secolare del nostro sodalizio, semplicemente utilizzando la mountain-bike come strumento per andare in montagna, frequentarla e conoscerla, nel pieno rispetto dei luoghi, dell’ambiente e degli altri fruitori, di chi in montagna ci vive e di chi la frequenta per diletto. Questo per noi significa fare “cicloescursionismo in mountain-bike”.

Perché mountain-bike non è solo agonismo o velocità, non è solo discesa a rotta di collo, downhill o free-ride. Noi del CAI vogliamo dar voce a chi pratica la mountain-bike con spirito escursionistico, con genuina passione per la natura. Vogliamo dar voce a chi è abituato a muoversi in silenzio, a chi ama la sana fatica, a chi non considera l’ambiente montano come un luna-park. Vogliamo difendere la montagna da chi la usa male e da chi la vuole vietare.

Ecco chi siamo: la voce di chi ama la montagna e la rispetta, anche in sella ad una bicicletta!

Abbigliamento:


Con lo sviluppo del mountain biking si è specializzato anche l’abbigliamento del biker che, anche in considerazione della natura avventurosa di questo sport, può affrontare condizioni molto variabili. Infatti, oltre alle classiche variazioni meteo, tende a compiere considerevole sforzo a bassa velocità in salita e a subire gran vento in discesa. Per questo l’abbigliamento è studiato in generale per essere un compromesso fra traspirabilità, protezione dal vento e dal freddo. Nel cross country è diffuso lo stesso abbigliamento del ciclismo su strada. Nelle discipline più tecniche invece è comune abbigliamento meno aderente e in particolare pantaloni robusti in nylon, resistenti alle abrasioni e agli strappi.

Spiccano nell’abbigliamento le scarpe: oltre a quelle appositamente studiate per i pedali con attacchi automatici, simili a quelle da strada se non per una suola più tassellata, ne esistono in commercio di tradizionali (per i pedali flat) che hanno una struttura più robusta per proteggere da colpi e cadute e una suola che aderisce meglio ai pin. Esistono anche delle soluzioni ibride.

Inoltre, ricordiamoci che il meteo in montagna può cambiare improvvisamente, per cui un biker deve considerare di portare indumenti antivento, antipioggia ed eventuali ricambi.

Equipaggiamento:


La pratica del mountain biking richiede un certo grado di autosufficienza in molti casi in cui l’assistenza non è possibile (cicloescursionismo) o è espressamente vietata (enduro). Per tale motivo il biker dev’essere munito di un certo equipaggiamento, generalmente raccolto in uno zaino o appendici per la bicicletta, che gli permetta di superare problemi meccanici, meteorologici, d’orientamento e lo protegga da eventuali incidenti. Anche un kit di primo soccorso può essere raccomandabile.

Nell’equipaggiamento del biker non possono mancare i seguenti accessori:

  • Attrezzi: sciolti o combinati in un multitool, possono comprendere in ordine di importanza cacciagomme e pompa, chiavi a brugola, cacciaviti, smagliacatena, tiraraggi.
  • Ricambi e scorte per le riparazioni: una o più camere d’aria, toppe e vulcanizzante, un forcellino del cambio, pezzi di catena, robusto nastro adesivo e/o fascette da elettricista, pastiglie dei freni, un cavo per il cambio, un copertone. In gruppi numerosi ed escursioni lunghe è assai conveniente portare anche dei ricambi meccanici (cambio e comandi, leva del freno, dischi dei freni), distribuiti fra i partecipanti. In generale è comunque importante sapersi arrangiare.
  • Strumenti per l’orientamento: nel cicloescursionismo e in montagna in generale è decisamente importante sapersi orientare. Parte dell’equipaggiamento di un mountain biker include spesso un GPS cartografico, e in altri casi o come riserva cartina, bussola e altimetro.

Infine, sono incluse le protezioni, elencate di seguito in ordine di importanza e diffusione:

  • Casco: il casco è il primo elemento protettivo, talmente imprescindibile che non viene considerato parte del gruppo “protezioni”. I più leggeri da cross country lasciano scoperti viso e nuca, sono in polistirolo con una calotta plastica ed hanno ampie aperture per lasciar fluire l’aria. Quelli da all mountain sono simili, ma coprono meglio la nuca e possono avere una mentoniera staccabile. Nel freeride e downhill si usano caschi integrali come quelli da motociclismo. Nelle discipline orientate alle evoluzioni sono diffusi caschi cosiddetti a “scodella”, simili a quelli da all mountain, ma più robusti e senza aperture e visiere.
  • Occhiali e mascherina: gli occhiali prevengono non solo che schizzi di fango o terra possano finire negli occhi, ma anche eventuali danni dovuti ad urti con rami ed altro, specie in caso di caduta. Nelle discipline più veloci (enduro, freeride e downhill) si usano in particolare le mascherine, più ingombranti e prone alla condensa a basse velocità, ma più efficaci e protettive.
  • Guanti: proteggono dai graffi e dagli urti che arbusti ed alberi possono causare alle dita (in particolare alle nocche). Le mani sono fra i primi punti di appoggio in caso di caduta. I guanti prevengono fastidiosissime abrasioni al palmo della mano, che possono pregiudicare l’attività. Spesso hanno delle imbottiture sotto al palmo che mitigano i problemi dovuti a pressione e vibrazioni, e hanno protezioni rigide sulle nocche per le discipline più veloci. Infine, quando è il caso, proteggono dal freddo.
  • Ginocchiere e gomitiere: il loro uso, in particolare delle ginocchiere, è diffuso in tutte le discipline a parte il cross country. Il ginocchio è fra i primi a toccare il suolo cadendo, e sono comuni abrasioni lievi e moderate all’avambraccio. Meno frequenti sono i danni al gomito. Il livello di protezione può variare: esistono protezioni morbide (più adatte alla pedalata) o con guscio duro, limitate all’area dell’articolazione o prolungate su gamba ed avambraccio. È pratica comune indossarle solo al momento della discesa.
  • Pettorina e paraschiena: il paraschiena protegge la spina dorsale, la pettorina anche il costato e le spalle. Essendo invadenti e caldi, il loro uso è diffuso solo nel freeride e nel downhill, ma va notato che esistono zaini che incorporano un paraschiena.
  • Collare: chiamato anche neck brace o leatt brace (dal nome del principale produttore) e diffuso anche in altri sport, serve a limitare torsioni e schiacciamenti a carico del collo, ma solo se usato con casco integrale: senza, può essere controproducente. Per l’evidente ingombro è usato solo nelle discipline più veloci, ma i danni che previene capitano anche nell’enduro.

Le protezioni hanno un forte effetto psicologico. Sentirsi sicuri può infatti prevenire errori dovuti ad un’esitazione tardiva, ma un eccesso di sicurezza può essere controproducente.

Rischi e sicurezza:


Il mountain biking espone a vari rischi, certi più specifici di certe specialità. Alcuni rischi sono legati alla ripetitività della componente ciclistica, altri sono tipici dell’escursionismo e dell’alta montagna, ed infine ci sono quelli associati alla guida fuoristrada di un veicolo a due ruote. Fortunatamente, invece, sono ben più lontani i classici rischi dell’uso urbano della bicicletta.

Nelle discipline più pedalate si presentano facilmente quelli del primo tipo, cioè le patologie da sovraccarico funzionale: gonalgia femoro-rotulea (a carico del ginocchio), lombalgia (mal di schiena) e la sindrome di de Quervain, quest’ultima dovuta all’uso frequente del cambio e all’assorbimento degli urti provenienti dal manubrio.[18] Le prime due invece sono determinate da un cattivo posizionamento in sella e misure sbagliate. Altri problemi sorgono spesso a carico del perineo, per la prolungata pressione del sellino; nei maschi sono estremamente frequenti problemi causati da microtraumi ripetuti dei contenuti scrotali.[19]

Frequenti sono poi le cadute. Nelle discipline in cui competono più atleti è facile che avvengano contatti, specie nel four-cross. Nelle discipline più estreme, più aeree e più veloci il biker si espone ad un rischio di danni mediamente più gravi, trovandosi spesso in aria a vari metri di altezza e, nel downhill, mantenendo velocità molto elevate (si raggiungono gli 80 km/h) anche in sentieri fra gli alberi. In comune a tutte le discipline si può cadere per perdita di aderenza delle ruote, per perdita del controllo in velocità e in particolare per impuntamento della ruota anteriore, finendo oltre il manubrio. Questa è la caduta più pericolosa, perché in genere capita in discesa o in atterraggio da un salto e si è letteralmente catapultati a capofitto. Le cadute laterali sono invece generalmente meno dannose.

Secondo uno studio,[19] i traumi più comuni (60-75%) sono abrasioni, lacerazioni e contusioni, la più comune frattura è quella della clavicola e la lussazione più comune quella acromion-clavicolare. Fra gli altri traumi sono frequenti quelli facciali (spesso fratture) prevenibili con l’uso di un casco integrale, fratture del polso, delle costole e nei casi peggiori traumi delle vertebre del collo o della schiena. Il collo è particolarmente a rischio nella caduta oltre il manubrio, in cui può venir schiacciato, iperesteso o flesso. Per limitare questi ultimi danni è stato introdotto l’uso di un collare che, con il casco integrale ben allacciato, limita il movimento. Per i traumi delle spalle invece l’unica prevenzione è una buona preparazione atletica. Si è invece evidenziata l’importanza dell’uso di un casco, e si è notata una forte riduzione dei traumi degli organi dell’addome, in particolare milza e fegato, quando si è smesso di usare le appendici o corna all’estremità dei manubri.

Preparazione:


Il mountain biking è un’attività che viene prevalentemente svolta in ambienti naturali che possono risentire della pratica di questo sport. L’International Mountain Bicycling Association ha stilato sei semplici regole che il mountain biker dovrebbe sempre tenere a mente, ed anche il Club Alpino Italiano ha fatto qualcosa del genere ispirandosi proprio al codice IMBA ed anche quello della statunitense National Off-Road Bicycle Association. Tali regole sono dettate dal buon senso, dal rispetto per l’ambiente e per gli altri, e dalla considerazione che il comportamento che il mountain biker tiene influenzerà la reputazione dell’intero sport, in particolare nel futuro. Prescrivono, in sintesi, di:

  • percorrere solo sentieri dove è permesso circolare in bicicletta e non lasciare tracce evidenti (rifiuti compresi);
  • essere sensibili al terreno sotto le ruote, evitando in particolare di percorrerlo quando fangoso, di usare tecniche di guida dannose per l’ambiente (es: derapata), di uscire dai sentieri e tantomeno di aprirne di nuovi, e soprattutto evitare sentieri che possano indurre a qualcuna di queste pratiche;
  • affrontare i percorsi con prudenza, evitando di porsi in condizioni di rischio a seconda delle capacità proprie e del proprio mezzo, che deve essere efficiente ed in buone condizioni, oltre a munirsi delle necessarie protezioni;
  • lasciare il passo ai pedoni, e comunque avvisare della propria presenza senza spaventare e senza compiere sorpassi pericolosi;
  • non spaventare gli animali, né quelli selvatici né quelli domestici, e in caso di passaggio in recinti privati chiudere il cancello, per impedire eventuali fughe di bestiame;
  • programmare le uscite con accortezza evitando avventure rischiose o solitarie, avvisare delle proprie intenzioni e dell’orario previsto di rientro, ed equipaggiarsi in maniera da essere indipendenti durante il giro (cibo ed acqua, indumenti, attrezzi e ricambi, strumenti per la navigazione, equipaggiamento d’emergenza).

Scala delle difficoltà:


L’identificazione della difficoltà di un percorso si esprime mediante le seguenti indicazioni obbligatorie per descrivere l’aspetto di impegno fisico:
  • dislivello in m;
  • lunghezza in km.
Per descrivere l’aspetto di impegno tecnico si deve indicare una sigla per la salita e una per la discesa, separate da una barra (sigla/sigla). Si possono avere le seguenti sigle di seguito descritte:
  • TC = Turistico – Percorso su strade sterrate dal fondo compatto e scorrevole, di tipo carrozzabile.
  • MC = per Cicloescursionisti di Media Capacità Tecnica – Percorso su sterrate con fondo poco sconnesso o poco irregolare (tratturi, carrarecce, etc.) o su sentieri con fondo compatto e scorrevole.
  • BC = per Cicloescursionisti di Buone Capacità Tecniche – Percorso su sterrate molto sconnesse o su mulattiere e sentieri dal fondo piuttosto sconnesso ma abbastanza scorrevole oppure compatto ma irregolare, con qualche ostacolo naturale (per es. gradini di roccia o radici).
  • OC = per Cicloescursionisti di Ottime Capacità Tecniche – Come sopra ma su sentieri dal fondo molto sconnesso e/o molto irregolare, con presenza significativa di ostacoli.
  • EC = Massimo Livello per il Cicloescursionista – Percorso su sentieri molto irregolari, caratterizzati da gradoni e ostacoli in continua successione, che richiedono tecniche di tipo trialistico, ma possibilmente da evitare in gite sociali.

Per “sconnesso” si intende un fondo non compatto e cosparso di detriti; si considera “irregolare” un terreno non scorrevole segnato da solchi, gradini e/o avvallamenti. Alle sigle può essere aggiunto il segno “+” se sono presenti tratti significativi con pendenze sostenute.

Per la determinazione della sigla si tiene conto della media del percorso: singoli e brevi tratti, attribuibili ad una classe di difficoltà superiore, non sono considerati; inoltre deve essere effettuata tenendo conto delle condizioni ottimali. Eventuali tratti non ciclabili, dove occorre portare la bici, non concorrono alla definizione della difficoltà.

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